CFO: dal controllo alla strategia
L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui le imprese prendono decisioni. Ma la vera rivoluzione non riguarda soltanto la tecnologia, quanto il ruolo delle persone chiamate a governarla.
Il Chief Financial Officer è tra le figure che stanno vivendo la trasformazione più significativa. Se fino a pochi anni fa il CFO era principalmente il garante dell’equilibrio economico-finanziario dell’azienda, oggi è chiamato a interpretare i dati, supportare il cambiamento organizzativo e contribuire direttamente alle decisioni di business.
Questa evoluzione è stata al centro del webinar promosso dal Gruppo De Pasquale, patrocinato da ANDAF, Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari, che ha riunito esponenti del mondo associativo, della consulenza, dell’innovazione tecnologica e dell’impresa per analizzare come stia cambiando la funzione Finance.
Dagli interventi è emersa una convinzione condivisa: l’AI rappresenta un acceleratore della trasformazione, ma il vero vantaggio competitivo nasce dall’integrazione tra persone e, quindi, competenze, processi e tecnologia.
Il Finance non produce più solo numeri: crea valore per il business
Debora Rosciani, de Il Sole 24 Ore, ha moderato l’evento, ricordando come si inserisca nel ciclo di appuntamenti di approfondimento avviato dal Gruppo De Pasquale sul tema dell’innovazione e del suo impatto su organizzazione e processi, dopo i precedenti incontri dedicati al settore assicurativo.
L’interrogativo al centro del confronto è semplice quanto strategico: quale sarà il ruolo del CFO nei prossimi anni?
Una domanda alla quale hanno contribuito a rispondere tutti i relatori, da prospettive differenti ma complementari.
Il CFO diventa un business partner
A delineare il quadro dell’evoluzione della professione è stato Fabrizio Ceriotti, Presidente della Sezione Lombardia di ANDAF che, partendo da quanto emerso dall’Osservatorio e da una recente Survey dell’Associazione che riunisce quasi ottocento professionisti del mondo Finance, afferma che ciò che sta mutando non è solo l’area Finance ma il modo in cui le imprese prendono le decisioni.
Il dato più significativo racconta un cambiamento ormai strutturale: quasi nove CFO su dieci ritengono che il proprio ruolo sia oggi molto più strategico rispetto al passato.
L’area Finance non è più soltanto la funzione che produce bilanci, controlla i costi o verifica la conformità normativa. Oggi contribuisce alla definizione delle strategie aziendali, supporta l’allocazione degli investimenti, governa i rischi ed accompagna il management nelle decisioni, nell’ottimizzazione dei processi e nel supporto al business, diventando sempre più un Business Partner.
Come evidenziato da Ceriotti, l’intelligenza artificiale non crea questo cambiamento: lo accelera e lo rende irreversibile. Ma non è la causa; la vera trasformazione nasce dal fatto che oggi alle imprese viene richiesto di decidere il più rapidamente possibile, analizzare, interpretare e gestire una quantità di dati senza precedenti, in un contesto di mercati che cambiano velocemente. Certamente, in tal senso, l’intelligenza artificiale è un valido strumento per governare meglio la complessità ed essere tempestivi e più accurati nel gestire un patrimonio informativo diffuso che è sempre più asset strategico per le aziende.
La vera sfida, tuttavia, non riguarda solo l’adozione della tecnologia ma la valorizzazione delle persone. Le competenze devono evolvere con una velocità superiore rispetto alla tecnologia stessa, perché il valore del CFO si misura sempre più dalla qualità e tempestività delle decisioni che rende possibili e non semplicemente dall’accuratezza dei report prodotti.
Infine, il risparmio di tempo generato dall’IA deve essere investito nelle persone, sia per colmare carenze di competenze, riscontrabili in molte realtà, sia per consentire ai CFO di “attrezzarsi” per essere in grado di analizzare mercati ed interpretare scenari e trend. A questo sono chiamati dall’evoluzione in atto, sia per ridurre il gap di velocità riscontrabile nei percorsi di digitalizzazione tra imprese: quelle più strutturate, infatti, dispongono di maggiori risorse e conseguentemente di competenze dedicate all’innovazione; le PMI invece adottano un approccio più graduale, vagliando attentamente la sostenibilità degli investimenti in tecnologia ed organizzazione.
Le PMI italiane devono ancora colmare un importante divario digitale
Se il ruolo evolve rapidamente, il livello di maturità digitale del sistema produttivo italiano procede con maggiore gradualità.
È quanto emerge dall’analisi presentata da Giuseppe Piazza, Founder & CEO di Oriens Consulting, sulla base dei dati di ISTAT, Banca d’Italia, Confartigianato e altri osservatori nazionali.
L’Italia occupa il diciottesimo posto in Europa per digitalizzazione delle PMI e meno del 10% delle aziende con meno di cinquanta dipendenti utilizza oggi soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Ancora più significativo è il tema delle competenze.
Il 63% dei CFO delle PMI ritiene infatti di non possedere una preparazione digitale adeguata alle nuove sfide della funzione Finance.
Parallelamente, quasi la metà delle imprese continua a gestire la tesoreria tramite fogli Excel, mentre solo una minoranza utilizza strumenti evoluti di Business Intelligence.
Secondo Piazza il problema non è esclusivamente tecnologico: serve una vera cultura del dato, capace di valorizzare informazioni affidabili e processi digitalizzati.
Solo in questo contesto l’AI può esprimere il proprio potenziale, automatizzando attività come riconciliazioni contabili, forecasting, controllo della liquidità, monitoraggio delle anomalie, gestione della compliance e supporto alle decisioni.
L’AI introduce nuove responsabilità per il CFO
L’adozione dell’intelligenza artificiale apre però anche nuove aree di rischio.
Su questo aspetto si è concentrato l’intervento di Simone Brancozzi, Direttore Scientifico di EY Commercialista, che ha posto l’attenzione sul tema della sicurezza dei dati e della governance delle soluzioni AI.
La distinzione tra piattaforme sviluppate con architetture self-container e applicativi che utilizzano modelli linguistici di terze parti rappresenta oggi un elemento fondamentale nella valutazione delle tecnologie.
Le implicazioni riguardano direttamente la conformità al GDPR, agli obblighi introdotti dalla direttiva NIS2 e più in generale alla protezione del patrimonio informativo aziendale.
Secondo Brancozzi il CFO non può più limitarsi a valutare i benefici economici di una soluzione tecnologica.
Deve comprendere almeno gli elementi fondamentali delle architetture AI, conoscere il funzionamento delle API (Application Programming Interface) e verificare con attenzione come vengono trattati i dati aziendali dai fornitori.
In altre parole, la governance tecnologica entra a pieno titolo tra le responsabilità della funzione Finance.
Nessuna AI funziona senza dati di qualità
Un altro messaggio particolarmente concreto è arrivato dall’esperienza raccontata da Andrea Spadola, Group CFO del Gruppo Marino Melotti.
La sua testimonianza evidenzia un principio spesso trascurato quando si parla di intelligenza artificiale.
Prima ancora dell’AI servono dati puliti. Archivi incompleti, informazioni duplicate, database non strutturati e processi disomogenei limitano fortemente qualsiasi progetto di innovazione.
Per questo motivo il primo investimento non riguarda necessariamente nuovi algoritmi, ma la qualità delle informazioni aziendali.
Spadola ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di definire policy chiare per l’utilizzo degli strumenti AI da parte dei dipendenti, riducendo il rischio di divulgazione involontaria di dati riservati o know-how industriale.
Il CFO come promotore del cambiamento organizzativo
Il cambiamento non riguarda soltanto la tecnologia.
Come ha evidenziato Roberto Bettinelli, Direttore Generale di ACI blueteam, il CFO moderno deve diventare un facilitatore della trasformazione aziendale.
Ciò significa superare i tradizionali silos organizzativi, favorire la collaborazione tra le diverse funzioni e promuovere una cultura orientata ai dati e all’innovazione.
La tecnologia, da sola, non crea valore.
Perché l’AI produca risultati concreti è necessario che le persone comprendano il cambiamento, acquisiscano nuove competenze e lavorino all’interno di processi condivisi e standardizzati.
La metafora utilizzata da Bettinelli è particolarmente efficace: adottare tecnologie avanzate senza possedere le competenze per sfruttarle equivale ad avere una Ferrari e guidarla come una piccola utilitaria.
Il Business Process Outsourcing come acceleratore della trasformazione della funzione Finance
Gianluca La Rosa, Partner del Gruppo De Pasquale, ha riportato l’attenzione su una domanda cruciale.
Come può il CFO assumere un ruolo realmente strategico se continua ad essere assorbito dalla gestione operativa quotidiana?
Secondo La Rosa, una delle risposte più efficaci è rappresentata dal Business Process Outsourcing, che oggi non può più essere considerato uno semplice strumento di esternalizzazione delle attività amministrative, ma una leva organizzativa capace di accelerare la trasformazione della funzione Finance.
L’obiettivo non è soltanto ridurre i costi, bensì creare le condizioni affinché il CFO possa dedicare tempo e competenze alle attività che generano maggiore valore: pianificazione, analisi, supporto alle decisioni, governo del rischio e sviluppo del business.
Affidare i processi amministrativi e contabili standardizzabili a un partner specializzato significa poter disporre rapidamente di competenze specialistiche, metodologie consolidate e tecnologie già operative, garantendo al tempo stesso maggiore continuità operativa. Non a caso il mercato del Business Process Outsourcing continua a crescere con tassi superiori al 7% annuo e il comparto Finance & Accounting rappresenta uno dei segmenti più dinamici.
La Rosa ha inoltre richiamato un principio oggi condiviso dalle principali società internazionali di consulenza: prima di automatizzare un processo è necessario standardizzarlo. Solo processi stabili, misurabili e governati consentono infatti di sfruttare appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
L’esperienza del Gruppo De Pasquale dimostra come queste tecnologie possano già essere applicate con successo ad attività quali il three-way matching tra ordini, fatture e documenti di trasporto, le riconciliazioni contabili intelligenti e la gestione del ciclo passivo, con benefici concreti in termini di velocità, qualità del dato e affidabilità dei controlli.
In questo scenario il BPO non sostituisce il CFO, ma ne amplifica il ruolo, liberando risorse da attività ripetitive e consentendo alla funzione Finance di evolvere da centro operativo a motore della trasformazione aziendale.
Il CFO del futuro: da controllore a regista del cambiamento
Dal confronto tra tutti i relatori emerge una visione condivisa: il CFO del futuro non sarà valutato per la sola capacità di controllare i numeri, ma per quella di trasformare tempestivamente dati e informazioni in decisioni.
Intelligenza artificiale, digitalizzazione dei processi e Business Process Outsourcing rappresentano strumenti sempre più potenti, ma il loro impatto dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di ripensare processi, competenze e modelli operativi.
La vera domanda, quindi, non è più “come introdurre l’intelligenza artificiale?”, bensì “come costruire una funzione Finance realmente pronta a sfruttarne tutto il potenziale?”.
È proprio in questo percorso che il Business Process Outsourcing può assumere un ruolo strategico, accompagnando le imprese nell’evoluzione dei processi e consentendo alla funzione Finance di diventare uno dei principali fattori di competitività aziendale.
Per approfondire i servizi di BPO, erogati dal Gruppo De Pasquale, a supporto del CFO e della funzione Finance scrivere a marketing@gruppodepasquale.com
Per la registrazione completa del webinar cliccare qui.


